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13 Aprile 2014 Commenti chiusi
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Le mamme di cinquant’anni

26 Marzo 2013 Commenti chiusi

Le mamme a cinquant’anni sono mamme speciali
nel modo in cui ti sgridano, e scelgono i regali

hanno ironia che affetta, sorrisi disarmanti,
al lavoro le temono, perché son competenti.

Cucinano in un attimo pranzi da incorniciare
ma usano il microonde, se serve e hanno da fare.

Le trovi spesso in feisbuc, e hanno un sacco di amici
mettono post sui viaggi, sui concerti e sui mici

ai figli sembran logiche, normali a tutto tondo
non sanno che, per esserlo, hanno cambiato il mondo.

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Le mamme e la teoria della relatività

20 Marzo 2013 Commenti chiusi

Che il tempo è relativo Einstein l’aveva detto:
un’ora dura un attimo, quando poltrisci a letto,
i giorni di vacanza corrono come in pista,
ma un secondo è infinito, quando sei dal dentista.

Per allungare il tempo devi andare veloce
ma molto più di un lampo, quasi come la luce.
E questo spiega il fatto, miei signori e signore,
che i giorni delle mamme durino trenta ore,
e il fatto che riescano, con un sorriso vero,
in quel che non riesce a un reggimento intero.
A correggerti i compiti, dribblando la maestra,
a far la pastasciutta e portarti in palestra,
ad imparare i Pokémon (tutte le evoluzioni),
e scoprire al lavoro problemi e soluzioni.

Senza bacchetta magica, senza superpoteri
comandano alle nuvole e vedono oltre i muri
sanno dov’è finita quella scarpa che hai perso
e il giorno che sei in squadra tengono il cielo terso.

Hanno sotto controllo cinquanta cose insieme,
da quelle più importanti a quelle proprio sceme:
il tempo si dilata, lo spazio si riduce,
dove passa una mamma, lì si accende la luce.

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La storia del colore arancio

18 Marzo 2013 2 commenti

In un tempo tanto, tanto lontano, c’era un colore che non esisteva.

Diciamolo meglio, quel colore esisteva, ma nessuno capiva che esistesse.

Esisteva il rosso, non c’era dubbio su questo. Tutti conoscevano il rosso. Lo conoscevano così bene che chiamavano rosso qualunque colore che ci avesse anche solo un po’ a che fare. In effetti le persone chiamavano rosso ogni sfumatura e ogni tono: da quello quasi viola a quello praticamente già marrone, fino al fucsia e al rosa e al magenta. Naturalmente chiamavano così il carminio, il vermiglione, il bordeaux, l’amaranto, il rosso ciliegia, il color corallo, il rosso delle coccinelle, quello dei papaveri e quello della porpora.

Esisteva anche il giallo, e su questo nessuno aveva dubbi. Qualunque colore fosse un po’ giallo era chiamato così. Dal giallo oro a quello delle margheritone di giugno, a quello giallissimo dello zafferano fino a quello quasi verde dei fiori di succiosa.

Però tutto diventava difficile quando la gente si trovava davanti a un colore che era un po’ a metà fra il rosso ed il giallo. Oltretutto in quel tempo, e in quel paese, le persone erano molto, molto litigiose, specie se si trovavano davanti a una questione così personale come decidere se un colore (che era un po’ tutti e due) bisognava chiamarlo giallo oppure rosso. E se non si era d’accordo, mazzate.

Basta questo? No, non basta ancora. Perché in quel tempo lontano le persone erano tutte molto mattiniere, e quindi vedevano sempre sorgere il sole, e stavano all’aperto tutto il giorno, e quindi vedevano sempre il tramonto.

Ora, le albe e i tramonti sono bellissimi, ma hanno un bel guaio. A un certo punto nel tramonto la luce del sole diventa di un colore che sta proprio a metà fra giallo e rosso. E poi diventa decisamente rossa, e poi magari viola. Così quelli che sostenevano che quel colore a metà fra i due fosse decisamente rosso sapevano che bastava aspettare un po’ per vedere confermata la loro versione.

Invece all’alba la luce comincia dal viola poi diventa rossa poi di un colore a metà fra giallo e rosso. Insomma sembrava dare ragione a quelli che quel colore a metà lo chiamavano giallo.

E quindi ogni giorno, all’alba e al tramonto, quelli che tifavano per il rosso e quelli che invece tifavano per il giallo litigavano di santa ragione, e quando finivano di litigare sapevano già che alla prossima alba, o al prossimo tramonto, avrebbero litigato di nuovo.

Non c’era verso di mettersi d’accordo.

Ma un giorno in quel paese dove si litigava tanto arrivò un viaggiatore da un paese molto lontano. Aveva abiti di un tessuto meraviglioso, che lui chiamava “Seta”. Beveva una bevanda deliziosa, che lui chiamava “Tè” in una favolosa tazzina di porcellana finissima, tutta decorata con il disegno di un drago che faceva paura, da come sembrava vero. Aveva gli occhi come fessure sottili, parlava poco e aveva sempre un sorriso sereno, come se nulla lo potesse turbare davvero.

Raccontava che il suo paese si chiamava celeste impero, e tutti erano molto stupiti di questo nome, perché “celeste” cioè “del cielo” era un aggettivo, ma anche un colore, e loro non avevano mai pensato che ci potessero essere altri colori, oltre al rosso, al giallo, e naturalmente all’azzurro, che conoscevano bene anche se non li faceva litigare come quegli altri due.

Allora pensarono che quel viaggiatore li avrebbe potuti aiutare a decidere una volta per tutte chi avesse ragione.

Metà di loro gli disse che il giorno dopo, all’alba, avrebbe dovuto dare un giudizio importantissimo. L’altra metà invece gli disse che no, non era una buona idea, e il giudizio importantissimo lo avrebbe dovuto dare, ma certamente al tramonto.

Il viaggiatore disse che sarebbe stato lieto di dare il giudizio, ma che lo avrebbe fatto a mezzogiorno, dopo aver visto sia un tramonto che un’alba. Infatti non si viene da tanto lontano, (senza neppure finire la scorta del tè, e senza rompere la propria tazza preferita durante il viaggio) se non si è molto saggi, e parecchio prudenti. E il viaggiatore aveva visto che tutte e due le fazioni si preparavano ad ascoltare il suo giudizio lucidando certi grossi bastoni che sembravano molto robusti, molto pesanti, e soprattutto pieni di bozzi, come se fossero stati usati continuamente per dare delle gran legnate su teste molto dure.

Così tutti insieme lo portarono a vedere il tramonto, e poi lo buttarono giù dal letto molto, molto presto per fargli vedere l’alba (come se non ne avesse viste a bizzeffe, durante il suo viaggio).

Alla fine, a mezzogiorno, lo misero al centro della piazza del villaggio e gli chiesero se aveva visto il colore del cielo. Quello che si vede all’alba. Naturalmente gli altri, gli dissero che no, meglio se pensava al colore che aveva visto al tramonto.

“Quale colore intendete?”, disse il viaggiatore, e tirò fuori qualche cosa da una sacca che teneva a tracolla.

“Ma sì che ci hai capiti”, gli dissero, “quel rosso molto particolare.” E intanto gli altri gli dicevano di non capire male, perché si parlava di quel giallo molto carico che aveva certamente notato. E nel frattempo tutti quanti stavano tirando fuori i bastoni, molto ben lucidati ma anche piuttosto minacciosi.

Allora il viaggiatore mostrò quello che aveva tirato fuori dalla borsa: era un frutto tondo, grande come una mela ma non color di mela. Di sicuro non era rosso, e di sicuro non era giallo.

Era proprio del colore che stavano cercando di definire, ma molto più forte, più deciso e inconfondibile.

“Non ho proprio capito”, disse loro.

“Ma mentre ci penso, posso offrirvi uno spicchio di arancio?”

“Arancio?” chiesero i tifosi del rosso.

“Arancio?” fecero eco i tifosi del giallo.

“Ma sì” disse il viaggiatore, “Questo frutto qui”.

“E quel colore voi come lo chiamate?” chiese uno più intraprendente degli altri.

“Lo chiamiamo color arancio, naturalmente” disse il viaggiatore.

E se ne andò ridendo sotto i baffi, sputando i semi in posti dove arrivava l’acqua ma non batteva il vento, dove sapeva che sarebbero germogliati e cresciuti molto bene.

Così tutte quelle persone litigiose non si sarebbero mai potute dimenticare il nome di quel colore, e di quel frutto delizioso e che faceva pizzicare il naso quando lo si sbucciava con le mani.

Pensò anche che davvero non voleva trovarsi da quelle parti, quando avrebbero ricominciato a litigare per decidere se quell’altro colore del tramonto e dell’alba era un blu molto rosso o un rosso molto blu. Visto che, disgraziatamente, non aveva nessuna viola nella sua borsa.

 

 

L’immagine viene da qui: http://www.fantom-xp.com/it_23__Orange_slice_notebook_background_pictures.html

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Camilla, che brilla

5 Marzo 2013 Commenti chiusi

Camilla nel bosco che guarda sul mare
si guarda d’intorno e poi prova a volare

Camilla è fata, una maga bambina
si sposta in un attimo in Africa o in Cina

Camilla ha una casa che è fatta di foglie
di cose fatate che crea oppure sceglie

eppure la luce più forte che brilla
non è una magia,

ma soltanto Camilla

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I colori di Luigi

5 Marzo 2013 Commenti chiusi

I rossi saranno splendidi, da farti sbattere gli occhi
I gialli perfino incredibili, da piegare i ginocchi

i verdi saranno vividi, da giungla o da prateria
da mare profondo e limpido, da erba di casa mia

gli azzurri saranno inebrianti, da cielo di primavera
da oceano sull’equatore, da occhi di bajadera

per oggi i colori hanno il turbo, scordatevi tutti i grigi
il mondo ha i colori più belli, li ha portati Luigi.

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Una domanda da Elisa

26 Febbraio 2013 Commenti chiusi

Signor Beethoven scusi, se sono un po’ curiosa

chi era quella Elisa, che ora è tanto famosa?

Si conosce il suo nome, sempre sia quello vero
chi fosse veramente, resta ancora un  mistero.

“Per Elisa” è un regalo, una dedica bella
una musica semplice, si chiama bagatella.

Però se i geni in fondo chiariscono l’oscuro
inventano le cose, prevedono il futuro

signor Beethoven scusi (parlo come a uno zio)
quella Elisa del titolo, potrei essere io?

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Martina, come Marte

26 Febbraio 2013 Commenti chiusi

Nel cielo c’è una stella colore di tizzone
rossa come un papavero, o come la passione.

Se la guardi per bene, col telescopio giusto
vedrai che è un bel pianeta, color vino robusto.

Ha gli abitanti verdi, dice la tradizione
piccoli e con le antenne, tipo televisione

però scienziati e sonde dicono che è sbagliato
non trovano nessuno, eppure hanno cercato.

neppure un abitante, un marziano qualunque
con o senza le antenne, anche a frugare ovunque.

Però noi lo sappiamo, davvero questa è bella
anche se non ci abiti, che Marte è la tua stella.

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Come è arrivato Angelo

22 Febbraio 2013 Commenti chiusi

Puoi atterrare Angelo, qui torre di controllo
vento di prua perfetto, il tempo è molto bello

qui è tutto pronto in ordine, ti aspettano i regali
fuori il carrello quindi, e apri bene le ali.

La pista è morbidissima, di seta e di piumino
ti poggi leggerissimo, da Angelo bambino.

Ben atterrato, Angelo, certo è stato un bel volo
dalla mamma alla culla, in un momento solo

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Carlotta, un nome dolce

21 Febbraio 2013 Commenti chiusi

Nome da dolce farcito di crema
quindi da furba, mica da scema.

Nome francese, sarebbe Charlotte
che suona bene di giorno e notte.

Nome da Carla, ma con più gusto
suona più allegro, suona anche giusto

nome rotondo per guance e visi:
perché Carlotta porta sorrisi.

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