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Archivio Marzo 2008

Paese che vai, traduzione che trovi

28 Marzo 2008 17 commenti

Un giochino cretino, ma che ha effetti comici pesanti. Niente di difficile: si prendono i nomi dei comuni e si traducono in inglese. Solo che mediamente sono intraducibili, e allora vale tutto. Orosei diventa Oro-sei e quindi “GoldSix”. Assemini può essere Asse- mini. E quindi si traduce Littleboard. Ma si fa pure di peggio: come si fa a tradurrre Gairo? Si imbroglia, appunto, e si fa Gapital of Egypt. Quelle che ho messo qui sono tutte traduzioni dei nomi di comuni sardi, elborate in collaborazione con un folto gruppo di fuori di testa, ma si può fare con tutti, e ovviamente fa più ridere con quelli che si conoscono meglio.

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Mia (una storia per Mariska)

27 Marzo 2008 6 commenti
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Risposta standard al totem tantra

25 Marzo 2008 14 commenti
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pentagramma (una storia per fili)

24 Marzo 2008 5 commenti
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Pasqua al bar

23 Marzo 2008 6 commenti

Pasqua al bar è come una domenica al quadrato. Quindi qualcuno non c’è perché è andato fuori per la festa, qualcuno passa, ma solo la mattina presto perché poi va dai parenti, qualcuno fa un salto qui prima di andare a messa. Qualcuno che non conosceva il bar arriva per caso, perché tutti gli altri sono chiusi. Diamine è festa per tutti. Quindi ci sono poche persone, c’è un’aria speciale. Qualcuno entra, ma si capisce che pensa “Ma come, anche a Pasqua sei qui?”. Io ci sono, capita. Già che ci sono approfitto per riordinare le cose che ho rimandato da un sacco di tempo. Apro tutti gli sportelli, tiro fuori, ripulisco. Trovo cose che vanno gettate via, ma ne trovo anche altre che avevo dimenticate, e che invece val la pena di lucidare e mettere un po’ in mostra. Si può fare solo quando c’è calma. Fra un pochino, all’ora del pranzo, tiro giù la saracinesca e vado a tavola con gli altri.
Magari stasera, se vedete la luce accesa, vuol dire che sono qui. Se qualcuno bussa, anche solo per fare gli auguri, ci sediamo a prendere il caffè assieme.

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ciclisti sempreverdi

21 Marzo 2008 19 commenti

Ci sono diversi tipi di pedalatori da centro urbano. Adesso ad esempio ci sono quelli nuovi, che hanno riscoperto le due ruote con consapevolezza ecologica, che magari pedalano anche per sport. Hanno bici scelte con cura, magari preparate pezzo per pezzo. Molti sono giovani, ma di età universitaria circa. Si vede che prima, a scuola, si sognano i motori. Ma ci sono anche i pedalatori da sempre. Stanno di solito nei posti di pianura proprio piatta piatta. Sono quelli che non hanno mai smesso di considerare le due ruote la cosa normale per muoversi. Sono un po’ anzianotti, e hanno bici interessantissime. Quelle dei figli o quelle dei nipoti, di solito. Siccome le bici sono pressoché eterne, qualche volta hanno quelle dei babbi. Quindi li vedi passare con delle mountain bike stracolorate ma un po’ passate di moda. Con delle Graziella superstiti, tenute col fildiferro. Oppure con delle Atala e Legnano anni settanta, manubrietto piccolo, ruote sottili, il cambio solo dietro. Alla fine, quelli veramente tenaci, hanno bici a bacchetta che potrebbero come niente essere del tempo di Girardengo. Uguali a quella di Don Camillo, per capirci. Non le tengono tirate a lucido. Macché. Certe croste di ruggine che non capiresti mai di che colore erano, se non fosse che di certo erano nere. I marchi hanno nomi di gloriosi artigiani di qui: Spiga, Perra, Pistidda. Oppure altri, quelle che chiamiamo sottomarche, nomi come Sabrina e Italvelo. Bianchi e Dei si vede che non se le potevano comprare.

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timori da effetto serra

20 Marzo 2008 4 commenti

Senza tempo

18 Marzo 2008 22 commenti

Ci sono periodi, nel lavoro, in cui si ha paura a chiedere per quando serve una presentazione.
Perchè quando te lo chiedono hanno già programmato tutto, ed hanno sempre fretta. C’è sempre una fiera, una data ineluttabile, una scadenza che non dipende da loro.
La cosa più divertente è quando si avvicina un periodo di festa, Natale, Pasqua, Ferragosto. Perché i clienti sembrano avere tutti la stessa idea geniale: avere una scadenza incisa nella pietra proprio subito dopo le vacanze. Come dire "Io adesso parto. Quando torno tu, lavorando per tutte le feste, avrai certamente preparato ogni cosa". Perché no? Del resto chi non sogna di passare la mattina di Natale a lavorare in gran fretta, correre a pranzo con i parenti, scappare prima possibile e lavorare tutto il resto della giornata? È che i clienti hanno un loro candore. Quando cerchi di spiegargli che i fine settimana e il giorno di Ferragosto tu gradiresti fare altro, di solito si meravigliano (autentico stupore). Alcuni no. La prendono come una offesa personale. Ogni tanto mi sogno di qualcuno che chiedendo un lavoro precisi "facciamo una bella cosa, prendiamo il tempo per documentarci, avere idee, metterle a punto, cambiar parere e alla fine realizzare qualcosa di cui siamo convinti". Succederà, ne sono certo. Una volta o l’altra. Se non quest’anno sarà per il prossimo. C’è tempo.

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disorientamenti primaverili

16 Marzo 2008 25 commenti

Siccome ieri era trionfalmente primavera io qui nel post ci volevo mettere la foto di un mandorlo fiorito, con dietro il paesaggio ondulato e verde e il cielo azzurro azzurro. So esattamente dove andare a fotografarlo, ci sono appunto passato davanti ieri con la bici nuova. Ma, siccome la primavera è dispettosa, oggi c’è un tempo sbilenco con il cielo color latte, una spisciazzata di pioggia fine ogni tanto, e un sole afosetto ma chiuso e comunque solo ogni tanto. Cioè non si capisce nulla. Potrei risolvere i dubbi in un attimo: basterebbe che salissi in bici. Così appena sono a quindici chilometri da casa si mette a piovere tipo diluvio universale. Oppure potrei lavare, lucidare e incerare la moto. Questo è ancora più efficace: in questo modo la pioggia durerebbe per giorni e giorni. Nel frattempo la primavera scombussola a piene mani il senso del tempo meteorologico e cronologico: non si capisce che ora sia, con questo tempo. Quindi viene sonno alle dieci di mattina, appetito alle undici, poi a mezzogiorno viene desiderio di sistemare mille cose rimaste irrisolte (questo si riesce a reprimerlo abbastanza rapidamente, dieci minuti al massimo).
E inoltre, visto che gli umani non sono i soli a essere confusi dalla primavera, il cane prima ti sveglia alle sei mezza, e poi vuole fare la passeggiata dell’ora di pranzo già alle dieci di mattina.
Poi dicono che non ci sono le mezze stagioni. Ci sono, e sono dispettosissime.
Un dubbio: ma se prometto solennemente che non ci vado, a fotografare il mandorlo fiorito, dite che la primavera mi si distrae, e torna il sole?

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il sorriso da bicicletta nuova

13 Marzo 2008 35 commenti

Esiste un particolare tipo di sorriso, detto appunto sorriso da bicicletta nuova. È stato definito così perché trasforma anche la faccia di un serio e posato ultraquarantenne in quella di un ragazzino appena promosso. Portato pari pari al negozio e messo sopra due ruote che ancora odorano di copertoncini appena sfornati.
Nel sorriso da bicicletta nuova c’è dentro l’idea delle corse fino al mare, dei giri di notte con le luci accese e i riflessi che i lampioni fanno sull’alluminio, delle gare a chi arriva primo e di quelle a chi fa la sgommata più lunga.
Nel mio sorriso da bicicletta nuova di oggi in più c’è la classica preoccupazione di aver fatto una corbelleria, di non aver più l’età per fare certe cose e insieme la contentezza di avere una cosa nuova da imparare, e ancora cose da scoprire nell’andare in bicicletta.
Questa che vedete si chiama Flyng Pippi, è il mio regalo di Natale in gran ritardo, perché i cerchi di alluminio a 36 fori per i mozzi da pista non arrivavano mai. È una fissa, cioè non ha le marce, e soprattutto non ha la ruota libera, come le bici da pista. I pedali girano sempre, e se si pedala all’indietro si va all’indietro. Sapendolo fare, naturalmente. Chi è capace può usarla anche senza i freni: rallenta contrastando il moto dei pedali. Io non lo so fare, e per ora l’ho usata solo dal negozio dove me l’hanno costruita fino a casa. Ho già scoperto che ci ho fatto mettere un rapporto troppo lungo, per cui corre parecchio, ma ripartire sono cavoli. Ho già scoperto che è meglio pedalare sempre in sella, perché se mi alzo sui pedali poi quando mi risiedo non so bene come fare a non farmi scalciare dalle pedivelle.
Domani, se non mi ci storpio, vedo un po’ cos’altro c’è da scoprire. Intanto devo capire come posso evitare che le orecchie mi finiscano dentro il sorriso. È una strana cosa, il sorriso da bicletta nuova.

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