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Archivio Aprile 2008

Multipiano al poetto: adesso proviamo con una petizione

30 Aprile 2008 82 commenti

Disunità di misura

28 Aprile 2008 5 commenti

Le unità di misura le diamo per scontate. Fanno parte del nostro modo di pensare, e di rappresentarci il mondo. Noi pensiamo in chili, in metri, in litri, in tonnellate.
Pensavamo anche in lire e ci siamo faticosamente abituati a pensare in euro.
Questo ci dà una vaga idea di cosa debba essere per un anglosassone cresciuto con le misure imperiali passare al sistema metrico decimale. Un disastro. Il mondo che cambia di dimensione e misura e non si sa più valutarlo, se non pensandoci per bene.

Ma perché mai mi può essere venuto in mente di concionare su questo argomento?
Facile: ieri ero lì che pedalavo, e per quanto sputassi i polmoni sul manubrio non c’era verso di far segnare al computerino velocità normali. Andavo normale e segnava quindici all’ora. Pestavo come un matto, e quello mi diceva che andavo a ventiquattro. Per segnare ventisei credevo di morire.
Come se fossi inchiodato a terra. Ho controllato i pedali, le gomme, la catena. Ho pensato di avere qualcosa io.
Poi ho controllato il computerino: invece di azzerare il parziale, prima di partire lo avevo tarato in miglia.
Vediamo il buono dello sbaglio: mi sono fatto mezza città a quaranta chilometri all’ora. (25 miglia)
Gran cosa, le unità di misura.

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Vestito da pinguino

26 Aprile 2008 11 commenti
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I folli elettrodomestici del futuro

25 Aprile 2008 5 commenti
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Santa lagostina ora pro nobis (considerazioni a pressione)

23 Aprile 2008 17 commenti
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Le nostre più alte aspirazioni (ovvero l’aspirapolvere, questo sconosciuto)

21 Aprile 2008 15 commenti

Della lavatrice ho parlato. Del ferro da stiro (invenzione del demonio) pure. Adesso tocca all’aspirapolvere. Un arnese miracoloso, parrebbe. Specialmente se convivete con un animale peloso, come dice spesso mia moglie. Credevo intendesse il cane, invece alludeva a me. Sostiene che l’uomo mediterraneo medio sporca e perde setole più di un San Bernardo durante la muta primaverile. L’aspirapolvere dovrebbe essere in grado di tenere a bada la situazione, secondo logica. Specie un aspirapolvere moderno. Sono arnesi molto semplici, costruiti unendo un motore elettrico da treno ad una turbina da jet di linea. Almeno a leggere i kilowatt che assorbono si direbbe così. Comunque non è un vero problema, se siete proprietari di una centrale nucleare. Comprarne uno è ovviamente semplicissimo: o leggete le caratteristiche di tutti, e ci vogliono circa quindici anni. Oppure fate come si fa di solito: chiudete gli occhi e fate ambarabàcicicocò e alla fine scegliete quello che potete permettervi. Perché alcuni, in ossequio all’idea della turbina del jet, hanno anche il prezzo in proporzione.
Quando decidete di usarlo la prima cosa da fare è capire che accessori usare. Infatti nella scatola ci sono tubi, tubetti, manicotti, piastre, spazzole. Ognuno di questi pezzi si incastra alla perfezione in qualche altro. Poi non si disincastra più, neanche se lo tira via Hulk, ma questo non è molto importante. In fondo dovete solo scoprire dove è nascosta la spina con il cavo elettrico (che è attaccata ad un mulinello a molla che tirerebbe fuori dall’acqua un tonno) e dove è il pulsante, perfettamente integrato nella sagoma e quindi invisibile. A quel punto il mostro prende vita e comincia ad aspirare via tutto quello che incontra, con furia cieca. A lui non gli frega nulla se quello che incontra è un ammasso di peli di cane o gli orecchini di brillanti della regina Elisabetta. Fagocita uguale. Quindi ogni tanto fa "Sdlong! Sdldlodlodlong!" su per tutto il tubo e voi sapete che ha ingoiato qualcosa, ma non sapete cosa. Funziona così: se vi fermate e lo montate tutto per scoprirlo era di certo una cosa irrilevante. Se pensate che fosse una cosa irrilevante e lasciate perdere di sicuro era qualche gioiello, o qualche ricordo di famiglia.
Cosucce. Fin qui è facile. È dopo un po’ che il gioco si fa duro. Quando l’aspirapolvere ha qualche mese di onorato servizio, e comincia a produrre odore di aspirapolvere. Cioè una puzza devastante, totalmente nuova, che non esiste in natura. Un misto fra l’alito del cane, la puzza delle Superga in Agosto e la tomba di Tuthankamen. A quel punto potete cambiare il sacchetto, è facilissimo. Basta trovare all’assistenza il modello giusto. Vi chiederanno cose basilari tipo "ma a lei serve il modello nx3-45987 Jamaica, o il modello nx4-45987 Oslo?" A me, l’ho scoperto dopo molte peregrinazioni e ricerche, serviva il modello Oslo. Ora ho capito cosa è quell’odore. Devo aver aspirato una renna morta.

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iron man (le terribili incomprensioni fra gli uomini e i ferri da stiro)

19 Aprile 2008 7 commenti
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ci ri-sfregiano il poetto

18 Aprile 2008 45 commenti
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bollettino degli orsi

16 Aprile 2008 17 commenti

Se vi fosse sfuggita la notizia in Europa c’è un altro orso in meno. Era fratello di Bruno (ve lo ricordate) e figlio di Jurka. Aveva sconfinato in Svizzera. Pare fosse pericoloso. In effetti era certamente pericoloso, visto che era un orso. Dopo aver correttamente espletato tutte le pratiche necessarie (mirabile esempio di efficienza burocratica) in terra elvetica gli hanno sparato, come al fratello in Baviera. Ma da noi c’erano le elezioni e se ne è parlato poco.
Anche in questo caso dall’Italia c’era stata l’offerta di collaborazione per fare qualcosa di diverso, La mamma, per esempio, qui da noi si comportava male pure lei. È stata narcotizzata, catturata ed è in un recinto. Credo molto grande, ma sempre piccolo per un animale che è capace di spostarsi per centinaia di chilometri attraverso le montagne. Non so (lo dico umilmente) se per un orso sia peggio vivere chiuso in un recinto o essere semplicemente abbattuto a fucilate. Ma almeno è un tentativo, una alternativa, una possibilità.
Anche per questo orso immigrato in Svizzera (si chiamava JJ3) come per Bruno pare che il destino finale sarà essere imbalsamato. La proverbiale pelle dell’orso. Il fatto che quando si spara a un orso questa sia sempre una notizia fa capire quanti ne siano rimasti. Pochissimi. Di sicuro non ce ne sono più in Germania e non ce ne sono più in Sizzera.

Ultimo amaro appunto: nella comunicazione dell’abbattimento dalla Svizzera si diceva pure che per espletare questa pratica sono stati usati fucili di precisione.
Di solito per precisione svizzera pensavo a qualcos’altro, ecco.

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L’eredità del gigante (seconda parte)

12 Aprile 2008 20 commenti
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