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Archivio Maggio 2008

i binari fantasma

31 Maggio 2008 3 commenti

Ci sono piazze e strade, in città, dove appaiono i binari fantasma.
Dalla macchina non si vedono. Si sente solo un sobbalzo, una irregolarità dell’asfalto percorrendo certe corsie. Si vedono passando a piedi, ma bisogna essere un po’ matti e pochissimo rispettosi delle strisce pedonali per passare di là: sono in mezzo alle corsie per le macchine. Si vedono bene dalla moto, se avete il casco aperto. Si vedono benissimo dalla bici. Anzi, meglio tenerli d’occhio perché i binari fantasma possono fare brutti scherzi alle ruote sottili.
Sono i binari dei vecchi tram. Percorsi del passato, di prima che tutti avessero l’auto. Seguivano linee che adesso non esistono più. All’inizio degli anni settanta le vetture sono state mandate in pensione, e i binari coperti di bitume.
Ma quando fa caldo e l’asfalto cede pian piano emerge il ferro (hai voglia di rappezzare).
Appare prima una leggera sporgenza, poi una traccia lucida e alla fine il metallo. Le stesse ruote che li hanno fatti coprire adesso li scoprono, consumando il manto.
Se li guardate dalla bici vedrete i percorsi di allora. Quelli che percorrevano i nostri genitori, ed i nostri nonni. Il modo in cui ci muoviamo ci fa vedere le strade e la città in modo diverso. Per questo i vecchi binari ci raccontano come chi ci ha preceduto vedeva queste stesse vie. Le strade che adesso sono a senso unico, e non guardiamo mai nel senso contrario. Gli incroci che percorriamo immersi nel flusso di lamiera, e che per il tram invece erano sempre sgombri, perché le auto non c’erano.
I binari fantasma disegnano curve ampie: i tram non facevano svolte brusche se potevano evitarlo.
A volte spariscono sotto una aiuola nuova, uno spartitraffico, una rotonda.
Man mano che avanza l’estate si scoprono sempre di più, fino che si vedono incroci e scambi.
Quando si scoprono del tutto smettono di essere una curiosità, diventano un ostacolo.
Allora arrivano gli operai arancioni del comune. Li rimettono a dormire. Rimboccando l’asfalto.

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Pista ciclabile per ciclisti capaci di levitazione.

29 Maggio 2008 8 commenti
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il paese del gelato

27 Maggio 2008 6 commenti
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Cambio gelato

25 Maggio 2008 18 commenti
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Segnaletica stradale sportiva

23 Maggio 2008 2 commenti
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Quel tilacino mi sembra di conoscerlo

22 Maggio 2008 6 commenti
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Meteorologia tardoprimaverile buffa

20 Maggio 2008 10 commenti
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pugili (una storia per siso)

19 Maggio 2008 6 commenti
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Il mondo è “rotonda”

16 Maggio 2008 10 commenti

È ufficiale. Il mondo è rotonda. Non rotondo, che è un’altra cosa. Proprio rotonda. Nel senso di rotatoria. Le rotatorie sono un bell’esempio di successo biologico in extremis di una specie: erano quasi estinte, adesso invece si riproducono come conigli, a discapito delle specie concorrenti degli incroci e dei semafori. Quelli spariscono e queste altre pullulano.

In questi giorni me ne spuntano ovunque vicino a casa. Ogni mattina una nuova. Niente di male, solo che in moto e in bici per percorrerle devo fare i piegoni e se mi entusiasmo poi manco l’uscita e resto a girare come uno scemo. L’altra cosa divertente è che dopo due o tre giri mi resta l’orizzonte inclinato.

Quindi, anche visivamente, la terra non è piatta.
E si può buscar lo levante per il ponente, molto facilmente.
Il mondo è rotonda.
Come diceva Cristofora Colomba.

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una storia rullante

14 Maggio 2008 5 commenti

Ho un amico che suona la batteria. Bene o male non lo so. La moglie mi assicura però che lo fa con grande entusiasmo. Credo che intenda dire che quando si esercita la casa subisce un sisma musicale del sesto grado Mercalli. Solo che la sua batteria (di ottima marca) aveva un problema. Secondo le sue alate parole "Il rullante faceva cagare". Credo intendesse che non aveva un bel suono. Siccome questo tipo è un maneggione, ha provato in tutti i modi a farlo suonare meglio. Macché. Però smonta e prova, prova e smonta gli era venuta una idea sul perché non suonasse bene. C’era una cosa di base, proprio nel come era stato pensato, che non funzionava bene. E guarda che strano, tutti gli altri rullanti in commercio avevano più o meno lo stesso problema. Siccome questo tipo è un fissato perso, un testone inenarrabile, ed è anche un gran falegname dilettante allora ha pensato di farselo lui il rullante come pensava. Con una invenzione sua, per risolvere quel problema di base.
E ne fatto uno. Poi un altro che funzionava meglio.
Poi uno che funzionava proprio bene. Il suono puro, senza interferenze metalliche, proprio come lo aveva immaginato. I suoni si immaginano, prima di ottenerli.
E poi si detto che questa cosa che si era inventato era proprio diversa da come si fanno i rullanti, e l’ha brevettata.
E poi ha fatto provare i suoi rullanti a percussionisti bravi e quelli si sono stupiti, e lo hanno riempito di complimenti.
Allora ha deciso che valeva la pena di provarci, e ci ha scommesso sul serio.
Una piccola produzione, tutta a mano, di qualità altissima. Tutta con i suoi brevetti. E poi girare per farli provare ai musicisti, mettere tutto su internet per far arrivare nome e marchio ovunque.
Non è famoso, non ancora.
Non è ricco.
Sta mettendo su questa cosa, un passo alla volta.
Io ogni tanto lo chiamo, e gli chiedo quando è che mi invita in crociera sul suo Yacht "Rullante I". E lui mi dice che prima di arrivarci ci vorranno ancora due o trecento anni.

Io ho pazienza. Ci arriverà. Sta costruendo un marchio su qualcosa di molto solido.
Un’idea.

I rullanti di cui parlo si chiamano PhiDrums.
Li conoscono in pochi.
Li trovate qui www.phidrums.it

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