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Archivio Giugno 2008

esigenti da spiaggia

29 Giugno 2008 2 commenti
Categorie:Curiosità Tag:

Non c’è rosa senza spine. Figuriamoci l’agave.

27 Giugno 2008 8 commenti
Categorie:Società Tag:

C’è una belva in giardino

25 Giugno 2008 7 commenti

Adesso che è estate sono in piena forma. Splendide, coloratissime, una gioia vederle. Ma non fatevi ingannare. Sono belve. Feroci, crudeli, pazienti. Aspettano anni tendendo un agguato. Si muovono lentamente secondo il nostro metro, ma fulminee per il loro. Qualche centimetro al giorno. Sono verdissime e fucsia acceso, o di un color lilla strepitoso. Hanno spine lunghissime e aguzze, ma non servono solo per tener lontani gli aggressori.
Sono le bouganvillee.
Stanno là, rusticissime, spartane, si cercano l’acqua da sole, si arrangiano. Noi le piantiamo perché fanno colore. Sappiamo che hanno le spine, ma quante piante le hanno? E poi quando spuntano nei rami queste armi sono verdi e tenere, sembrano parecchio più innocue di quelle delle rose.

Crescono in un modo curioso: lanciando intorno dei rami verdissimi e sottili. Sono flessibili, vanno verso l’alto e in orizzontale, sfidano la gravità.
Se siete abbastanza pigri e attenti potete veder crescere questi rami. Bisogna mettersi lì con la sdraietta e guardar fisso. Non scherzo: crescono a vista d’occhio. Diversi centimetri al giorno.
Possono tranquille stare per un sacco di tempo in posti dove la loro natura di belve non si nota. Su una recinzione in ferro battuto, un muro di confine: supporti inanimati.
Poi un giorno uno dei rami sottili, oscillando al vento tocca un ramo di un albero.
È allora che la belva fiorita si sveglia, e si scatena.
Il ramo si aggancia. Le spine mostrano la loro vera natura: sono artigli di predatore, e uncini d’abbordaggio. Il tralcio agganciato di colpo inizia a ramificarsi, a crescere verso l’alto.
Si rafforza, diventa legnoso, si ingrossa, lancia nuovi tentacoli intorno.
Pochi giorni e sembra sia stato sempre lì. Pochi mesi e la bouganvillea ha invaso la vittima. Un pino, una quercia, un cipresso, non ha importanza. La ricopre, la soffoca in un abbraccio di fiori fucsia.
Alla fine l’albero non ha che pochi rami verdi. È quasi morto, è solo il sostegno della predatrice.
Dai rami più alti dondolano i nuovi tralci verdi e fioriti, con gli artigli pronti.
La belva è di nuovo a caccia.

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equivoci da campionato

22 Giugno 2008 9 commenti

Ogni volta che passano gli spot del campionato europeo di calcio, e ogni volta che ne parlano alla televisione si sente continuamente "euro 2008" e si vedono sovrimpressioni che lo ribadiscono, casomai uno non lo avesse ben afferrato.

Mi hanno spiegato che è il nome della maifestazione, e che è l’anno.
Non avevo mica capito niente.

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Divertimento cognomici

20 Giugno 2008 10 commenti
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Maturità a doppio taglio

19 Giugno 2008 4 commenti
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Stringiam-ci a coorte

18 Giugno 2008 8 commenti
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Vent’anni senza Pazienza

17 Giugno 2008 1 commento

Andra Pazienza è morto da venti anni. Grande fumettista, tutt’ora conta schiere di appassionati adoratori. Curioso, sembra ieri. Voglio dire, quando riprendi in mano "Pompeo" mica ti sembra che sia una cosa scritta e disegnata due decenni fa.
Anzi, a voler essere cattivi (cattivi con noi, non con lui) anche le sue vignette di satira sembrano fatte oggi, cambiando al massimo qualche faccia.
Chi è cresciuto a manga e Nutella magari non lo conosce tanto, peccato.
Però le sue cose nelle librerie fumettose ci sono sempre, o sono sempre in arrivo. Qualcosa vorrà dire.
Ci sono cose che si ricordano, di un disegnatore così. Io ad esempio ho un bel po’ di ricordi legati al manifesto de "La città delle donne" il film di Fellini. Che poi è quello che vedete in cima al post. Il motivo è che era appeso in camera mia, in formato grandicello. Tre metri per uno e mezzo. Una parete intera. Avevo scoperto dove era il deposito del distributore del film e, cosa incredibile, me lo avevano regalato. Mia mamma, santa donna, non mi aveva detto nulla di questa mattana. Il cartellone è ancora appeso lì, venti anni dopo. Si è un po’ ingiallito, e adesso l’azzurro vira un pochino al verde, ma fa ancora una certa impressione quella tipona riccioluta che ti guarda.
L’altro ricordo è quando ho saputo che Pazienza era morto. Ero in aeroporto, ero andato a prendere una persona, mi ero comprato due giornali. Uno era Comic Art, dove iniziava una storia fantastica di Paz. Era la storia di Astarte, un cane mastino da guerra di proprietà di Annibale il cartaginese. Raccontata in prima persona proprio dal molosso. Io l’avevo letta avidamente, ed ero arrivato all’ultima vignetta con pensiero che ci sarebbe voluto un mese per scoprire come andava a finire.
Poi avevo letto l’altro giornale, un quotidiano. E avevo saputo che Pazienza non c’era più.
E che non avrei mai saputo il resto della storia di Astarte.

 
 
 
Il disegno è ovviamente di Andrea Pazienza, e l’ho trovato qui:
http://www.flickr.com/photos/alenrylu/1039591869/sizes/l/ 
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aria di fuoco

14 Giugno 2008 4 commenti

L’estate arriva come una martellata. La settimana scorsa ancora c’era del verde in giro. Oggi nelle campagne è già tutto giallo, secco, polveroso.
L’erba è diventata stoppia, in un batter di ciglia. Da adesso in poi è esca per il fuoco, per mesi.
L’anno scorso in piena estate, abbiamo fatto un viaggio da un lato all’altro della Sardegna. E per tutto il percorso, le tre ore più calde della giornata, avevamo sempre in vista almeno due incendi. Quando ce ne lasciavamo uno alle spalle c’era sempre una nuova colonna di fumo nero a macchiare il cielo in lontananza.
Era un pomeriggio rovente di maestrale, i Canadair erano sempre in cielo.

Lungo la strada costiera che faccio più spesso la macchia è tutta cicatrici. I cespugli hanno altezze diverse e un colore diverso a seconda di quando è stato l’ultimo incendio. Quelli più alti e verdi sono quelli di cui non ricordo che siano mai bruciati. I più scheletrici, con appena qualche foglia sono quelli dell’anno scorso, dove ancora si vedono le ossa della terra. Ma ci sono ancora i segni anche delle fiamme di venti anni fa. In una conca chiusa, sul fianco del colle di Capo Boi non è mai ricresciuto nulla. Lì il fuoco si era accanito, chiuso come era, con il vento che faceva mulinello. Quando era finito non c’era neppure uno stecco carbonizzato: era solo cenere candida.

Da ora in poi ogni giorno di vento può essere un giorno di fuoco.
Noi aspettiamo, con il numero dei pompieri memorizzato sul cellulare.
Quando prendiamo una strada isolata prima guardiamo il cielo. E annusiamo il vento.

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endoscopia urbana a scartamento ridotto

12 Giugno 2008 2 commenti
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