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Archivio Luglio 2008

Per un pelo

31 Luglio 2008 11 commenti

Qualche giorno fa una notizia ha fatto il giro del mondo. In una grotta himalayana dei ricercatori avevano trovato dei peli che non sembravano di nulla di conosciuto. Li avevano analizzati, e anche dal DNA non sembrava che appartenessero a specie note.
Quindi, la notizia era che in quelle montagne c’era o c’era stata una specie di mammiferi ignota alla scienza.
La notizia sottintesa era che se si parla di animali sconosciuti nell’Himalaya uno pensa subito a un omaccione peloso e (secondo il nostro metro estetico limitato) piuttosto abominevole.

Insomma, tutto il mondo adesso si chiede se quelli rinvenuti siano peli di Yeti.

Niente di strano, in fondo. È quello che si domanda sempre mia moglie quando passa l’aspirapolvere in bagno, dopo che ci sono passato io.

Però è una cosa divertente, pensare che l’animale più discreto del mondo, addirittura più latitante che sfuggente, potrebbe essere rivelato in modo definitivo da una prova così piccola.
In Yetese lui potrebbe dire "Mi hanno scoperto, ma per un pelo".

Certo sarebbe bello se sapessimo davvero interpretare il Dna come se lo leggessimo, e a partire da un pelo potessimo ricostruire tutto l’animale.
Sai che risate se scoprissimo che su quelle montagne abbiamo individuato una nuova specie sconosciuta di topo delle caverne capellone.

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Torri e turisti

28 Luglio 2008 8 commenti
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Una città turistica

27 Luglio 2008 8 commenti

Io sto in una città turistica. Nel senso che ogni fine settimana attraccano in porto delle navi grandi da non crederci, tipo città galleggianti, e ne sciamano giù fiumane di signori in bermudoni e ciabattine e di signore con abiti tutti fioriti e ciabattine anche loro, ma col tacco. Questi sbarchi sono efficientissimi, tipo sbarco in Normandia. Di colpo spuntano croceristi ovunque. A ogni semaforo ce ne sono sei o sette, in ogni posto all’ombra se ne raccolgono diverse decine. Si riconoscono subito, perché per qualche motivo i bermudoni e i vestitini a fiori sono molto più chiari di quelli dei residenti. Ogni tanto se ne vede qualcuno tutto vestito di bianco, con tanto di calzoni di lino bianchi, camicia di lino bianca, cappellino bianco e (menomale) occhiali neri. Quando ne vedi uno così speri ardentemente che non gli venga in mente di appoggiarsi a un muro, sedersi su un muretto e soprattutto non su una panchina, perchè poi con le righe scure sembrerebbe più un’orata alla griglia che uno vestito elegante.
Poi i croceristi di solito sono rossi rossi di faccia. Un po’ perché sono scottatucci, un po’ perché li sbarcano alle undici e mezza e li ritirano a bordo alle diciassette. Proprio le ore in cui noi indigeni stiamo a mollo in spiaggia o stravaccati a casa in canottiera e mutande, col ventilatore e una scorta di bibite ghiacciate, per evitare di mummificarci al sole.
Comunque dopo aver camminato per qualche ora sotto il sole giaguaro i crocituristi capiscono cosa si intende da noi per città turistica.
Infatti le domeniche d’estate i bar i negozi ed i ristoranti sono tutti chiusi. Sbarrati. Strade deserte.
Perché tutti gli abitanti sono al mare, a casa, o in vacanza.
Appunto, a fare i turisti.

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questioni di capigliatura muliebre

25 Luglio 2008 5 commenti

Mia moglie ha una criniera dotata di vita propria. Nel senso che oltre ad avere proporzioni inquietanti, e crescere incontrollabilmente prende anche le forme e le caratteristiche che vuole. Ogni tanto lei prende coraggio e va dalla parrucchiera, dice per sistemarsi un po’. Io immagino per cercare di domare la forma di vita jungliforme con cui convive. Credo che la parrucchiera usi la frusta ed il fucile a sedativi, per tenere a bada la chioma e prima di aggredirla. Suppongo anche che usi attrezzi da giardinaggio per ridurla a dimensioni di capigliatura umana.
Mia moglie sostiene che la fatica maggiore, con la parrucchiera, sia riuscire ad impedirle di trasformarla, pettinandola come una Barbie.
Secondo me ha sbagliato professionista.
Pensa di andare da una coiffeuse.
Invece, evidentemente va da una Barbiera.

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Uomini plurimani alla guida

24 Luglio 2008 4 commenti
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Piccola considerazione sulle unità di misura della birra.

21 Luglio 2008 9 commenti

Le unità di misura sono fondamentali. Ci basiamo su quelle per capire le cose e perfino per immaginarle. Mille miglia non sono la stessa cosa di mille chilometri, né da percorrere a piedi, né da valutare con l’immaginazione.
Noi di solito ci troviamo bene con il nostro sistema metrico, che ha il grande pregio di essere decimale, quindi a prova di carenza aritmetica. Gli anglosassoni invece giurano e stragiurano che i loro sistemi di misura sono più pratici perché sono fatti sulle misure umane.
Va notato c’è qualcosa che non mi torna, perché le misure corporee degli abitanti delle isole britanniche non somigliano neppure di lontano a quelle degli abitanti della mia isoletta, me compreso.
I piedi e i pollici mediterranei sarebbero assai diversi da quelli inglesi, gallesi e scozzesi.
Quando arriva il caldo il problema delle unità di misura si pone in un caso molto particolare.
Cioè nel campo delle bevande rinfrescanti, in cui noi usiamo il sistema metrico, che secondo gli anglosassoni ha misure non intuitive per il corretto consumo della birra.
Qui si dice una piccola per una birra da 0,20 litri, uno scioppino per la 0,25, la lattina è 0,33. La 0,40 si chiama semplicemente zeroquaranta. E comunque per ogni misura litrica si trova un nome appropriato. Immagino che nel caso di un bicchiere da 800 centimetri cubici lo si chiamerebbe MotoGP.
Per gli anglosassoni invece è tutto più semplice: la birra si beve a pinte.
1 pinta (britannica) = 0,56826125 litri
ovviamente c’è anche la pinta statunitense, ed ovviamente è diversa
1 pinta USA = 0,473176473 litri.

Inutile notare che una Pinta dopotutto è praticamente mezzo litro: per un anglosassone è un vero e proprio sacrilegio.
Comunque alla prova dei fatti la maggior parte delle persone non è soddisfatta di bere una Pinta.
Preferiscono bere anche la Nina e la Santa Maria.

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Notti d’estate

19 Luglio 2008 6 commenti

Le notti d’estate sono speciali. Capita di star fuori più spesso, magari solo a passeggiare. Complice il caldo del giorno, il freschetto della sera, il tempo bello per star fuori e la claustrofobia che fan venire gli appartamenti quando ogni imbottitura di sedia o divano diventa pruriginosa, sudorosa, fastidiosa al contatto.

Forse è per questo che i programmi televisivi diventano stranissimi e tendenti allo schizofrenico. Cioè sapendo che tanto non li guarda quasi nessuno si mette in onda di tutto, ma soprattutto cose bruttissime-issime e ogni tanto (specie verso le tre di notte) film bellissimi che mai si manderebbero in onda quando qualcuno rischierebbe di vederli. Ora dovrei mettere qualche esempio di film bellissimo mandato in onda d’estate, ma visto che quando li becco sono sono appunto le tre di notte ne conservo solo ricordi vaghissimi, come per i sogni.

Ma nelle notti d’estate gli spettacoli più interessanti sono dal vivo. Con le finestre aperte per il caldo si sentono le voci dalla strada, come se fossero a un passo. Si sentono discussioni privatissime, che chi discute crede siano tutelate dalla privacy della strada deserta. Si sentono litigi feroci, a voce bassa e per questo ancora più minacciosi. Si sentono canzoni, scherzi, goliardate. Corse e bevute. Si sente il gluglu della bottiglia bevuta a garganella. Magari l’indomani mattina la bottiglia è sul gradino del portone, come prova che non è stato un sogno. Qualche volta si sentono partite di pallone con le azioni in contropiede che cominciano in una piazza e finiscono tre strade più in là, in un allegro concerto polifonico di antifurti indignati dalle pallonate.

È come dormire in campeggio, nelle notti d’estate. Si sente tutto, ma non si sa di chi sono le voci.
Dormire è un po’ più difficile.
Per questo io le immagino senza apostrofo.
Notti destate.

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I libri da ombrellone

19 Luglio 2008 4 commenti
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Il mistero del melone imperscrutabile.

17 Luglio 2008 10 commenti

Il melone è l’ultimo della sacra triade dei frutti estivi. Magari adesso si trova in tutte le stagioni, ma non è la stessa cosa.
Il melone estivo, quello vecchia maniera è più divertente. Perché solo metà del piacere melonico è mangiarlo. Le cose più interessanti sono la ricerca e la scelta.
I meloni sono sostanzialmente dei giocatori di poker in forma vegetale.
Professionisti del bluff e della faccia tosta.
Gli altri frutti più o meno sono sinceri: quel che si vede e si tocca corrisponde a quello che c’è dentro.
Il melone no, lui è diabolico.
Può essere maturo, ma maturo che dentro praticamente sta fermentando e trasformandosi in superalcolico al melone, e da fuori essere duro, inodoro totalmente acerbo di aspetto.
Oppure, al contrario, può essere di aspetto stramaturo, profumato in maniera divina, da far venire voglia di melone a un chilometro di distanza. E poi dentro essere totalmente acerbo, con la polpa praticamente acida ed astringente, che a mangiarne mezza fettina ci si raccartoccia tutta la bocca per un mese, e quello che succede al resto dell’apparato digerente non ve lo voglio neppure dire.

Per questo il melone è una sfida all’intelligenza e all’arguzia dell’acquirente. Ognuno ha il suo sistema per sceglierlo, roba che va dal pendolino (per chi ha fiducia nel paranormale) fino all’intervento dei Ris di Parma, (per chi confida nella legge, la scienza e la tecnologia).

C’è chi lo soppesa, chi lo odora, chi lo mette in controluce, chi lo immerge in acqua salata, chi lo scrolla come una maraca. Qualcuno gli fa direttamente una ecografia.
La verità è che il melone ci gode a fregarci.
Così quando lo togliamo dal frigo freddo al punto giusto e lo mettiamo a fianco a due etti di crudo di San Daniele di quello buono non sappiamo mai cosa aspettarci.

Del resto, ce l’ha sempre vinta lui.
Come diceva uno che conosco, aprendo un melone bellissimo fuori e acerbo dentro:
"Quando fa così, lo farei a fette!"

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citrullus delle mie brame

15 Luglio 2008 5 commenti
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