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Archivio Ottobre 2008

leggere, scrivere, far di tonto

30 Ottobre 2008 4 commenti
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verde di sera, bel tempo si spera

28 Ottobre 2008 3 commenti

Non sono andato, e non andrò a vedere di persona il disastro di Capoterra. È già ben documentato, e andar lì significa solo intralciare chi sta lavorando, e può perfino offendere chi ha subìto danni.

Invece ho girato gli altri comuni più vicini a casa, quelli dove c’è stato l’allagamento, più che l’alluvione. Nel senso che c’è stato fino ad un metro d’acqua e fango, ma senza l’urto dell’ondata di piena e le distruzioni conseguenti.

Ho girato con la mountain bike, che si è ben ben riempita di fango, e ci ho fatto anche qualche bella scivolata, perché quando ci sono cinque centimetri di fanghiglia fina sull’asfalto è come andare sul sapone.

La cosa impressionante è stata quando sono andato il giorno dopo a ripulire la povera bici.
Perché la fanghiglia, che quando ci son passato sopra era di un normale color marroncino fango, era diventata di un verde inquietante.
Verderame carico.
Chissà come mai. Magari il fango è sceso da una vigna, o qui nessuno se n’è accorto e c’è un giacimento ancora da scoprire, oppure si è rovesciato un camion carico di colori a tempera.
Oppure il fango è radioattivo e la bicicletta mi si sta trasformando in una bici Hulk.

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forse non piove, và

25 Ottobre 2008 2 commenti
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ohi ohi: qui riaccenna a piovere

25 Ottobre 2008 10 commenti

Dopo pochi giorni dall’alluvione non è affatto una bella cosa. Le previsioni lo avevano detto, e mi sa che ci hanno preso.
Appunto, c’è una cappa di nuvole nere e odore di pioggia imminente che arriva da tutte le parti.
Spero e voglio credere che se anche vien giù un temporale non possa essere neppure lontano parente di quella specie di tempesta tropicale che ha fatto il disastro.
In più nella zona di Capoterra, dove è successo il peggio, adesso l’acqua dovrebbe avere una via per defluire, cioè quella che ha aperto con la violenza e con l’onda di piena.

Però due cose sono preoccupanti: la prima è che nella mia zona l’allagamento non è stato creato da un’onda di piena ma piuttosto dall’acqua che ha riempito una infossatura grande come un quartiere e non riusciva a defluire. Adesso i tombini sono ancora più intasati di fango foglie e altro, funzionerebbero ancora peggio.
La seconda è che molte persone che hanno avuto la casa allagata hanno nesso fuori dai portoni mucchi di roba inzuppata e ormai da buttare, e che da due giorni non passano a ritirare la spazzatura.
Quindi nelle strade più a rischio c’è ancora fango, ci sono i mucchi inzuppati e ci sono i sacchi del secco indifferenziato di chi li ha lasciati lì perché non si sogna neppure di riportarli in casa.
Questo non è un buon punto di partenza, se scende di nuovo molta pioggia. Se si riformano allagamenti, anche minimi, questa volta galleggerà di tutto.

Speriamo bene.

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Sulla poca biodegradabilità di cicche e cingomme

24 Ottobre 2008 4 commenti

Le sigarette non sono biodegradabili. Le cingomme neppure
Non a breve termine almeno. Non svaniscono appena toccano terra. Non si dissolvono in humus appena vengono piantate in una aiuola, e non si trasformano magicamente in asfalto e mattonelle quando vengono spente sulla pavvimentazione urbana.

Lo scrivo perché invece gran parte dei fumatori e dei masticatori ne sembrano convinti. Sembrano assolutamente certi che il filtro lo si possa gettare ovunque senza nessun effetto e che la gomma si possa sputar dove capita.
Invece il filtro è fatto di qualcosa che dura a lungo, a lunghissimo. Quindi un tappeto di cicche resta un tappeto di cicche fino a che qualcuno non passa a pulire. Se il tappeto di cicche è sull’asfalto fa schifo, ma basta la ramazza. Se è in una aiuola addio: bisogna toglierle una a una con le dita. Il rastrello non le prende. E allora, in assenza di pulitori maniaci (ci vuole una dose di follia per mettersi a togliere le cicche da un prato) restano lì trasformando un pezzo di verde in un portacenere abbastanza schifoso.

Le gomme poi sono più che resistenti: sono diaboliche. Si attaccano al suolo in maniera irreparabile. E resistono per degli anni. Se il suolo è un bel lastricato di calcare chiaro, il risultato è che diventa a pois nero-lurido. Ma anche se sembrano diventate parte integrante del suolo in realtà sono solo in agguato: appena c’è sole a sufficienza riprendono vita e si appiccicano orrendamente a suole innocenti.
Pare anzi che godano di più ad appicicarsi direttamente a quel pezzettino di tallone nudo che spesso sborda dalle infradito. È un bell’argomeento questo della indistruttibilità delle gomme: ci credereste che ne aveva scritto Primo Levi? Non ricordo in che raccolta ma c’è un suo mini saggio su questa cosa, che val la pena leggere.

Per i gettatori di cicche so già che non c’è niente da fare. Redarguirli serve solo a scatenare risse.
Per gli sputatori di gomme ho invece un sistema che può funzionare.
Quando ne vedete uno che si prepara a liberarsi della cingomma, basta fingere di riconoscerlo e appioppargli una sonora pacca fra le scapole esclamando qualcosa del tipo “Ehilà beppe!”.

Ingoierà la gomma, senza alcun danno per la sua salute. A tempo debito la conferirà per vie naturali alla rete fognaria comunale.
Certo poi vi picchia lo stesso, ma almeno una terribile cingomma attaccapiedi è stata neutralizzata per sempre.

Post scriptum: alcuni sostengono che, ad ingoiare la gomma americana, poi si facciano le bolle dalla parte sbagliata. Tuttavia, che io sappia, questa ipotesi non è mai stata verificata sperimentalmente

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Nubifragio

22 Ottobre 2008 7 commenti

Che dove sto io c’è stato un bel nubifragio probabilmente lo avete sentito dal telegiornale.
Quindi vi posso dare poche notizie in più. La prima è questa: che un nubifragio così è decisamente meglio vederlo dal telegiornale.
Dal sellino di una moto di pessimo carattere lo spettacolo delle forze della natura all’opera perde quasi completamente il suo fascino.

Inoltre, anche se avete un certo gusto per l’avventura, scendere su due ruote per una strada ripida e tortuosa trasformata in torrente produce pochissima adrenalina, e molti attacchi di panico.
Il pensiero "Adesso si bagnano le candele e questo arnese si pianta" è vagamente fastidioso quando un metro a monte, in mezzo alle rapide, c’è un autobus che sembra stia facendo il surf.

Inoltre l’abbigliamento tecnico impermeabile funziona dignitosamente, ma non quando avete l’acqua fino al ginocchio. In quel caso vi inzuppate come un taralluccio del Mulino bianco a colazione. E avete la stessa inquietante sensazione che stia per capitarvi qualcosa di spiacevole.

Comunque alla fine è andato tutto bene: sono arrivato dove dovevo arrivare, mi sono asciugato in qualche modo, e quando ho finito il lavoro solo tre delle quattro strade possibili per tornare a casa erano totalmente impraticabili.
La quarta era sì allagata, ma con una certa dose di incoscienza e bagnandomi come un pulcino son riuscito a guadarla. Duecento metri buoni in quaranta centimetri d’acqua di un color giallononvogliodirvicosa. Quando siamo riemersi la moto mi ha detto "Adesso le Pirelli nuove me le compri, vero?" Sembrava Muttley che dice "medagliamedagliamedagliamedaglia".

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Anfore e container

21 Ottobre 2008 6 commenti
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Trasmissioni lodevoli, per mattinieri

19 Ottobre 2008 6 commenti

Domenica mattina in un programma che si chiama “Sabato & Domenica” su Rai1 hanno parlato della necropoli di Tuvixeddu a Cagliari.
Per chi non ne avesse sentito parlare è un colle intero, usato come necropoli da cartaginesi prima e romani poi. Il tipo di posto che dovrebbe essere patrimonio dell’umanità dell’Unesco. Semplicemente perché è una testimonianza unica. Neppure a Cartagine è rimasta una necropoli così.

Invece il colle è stato usato come cava di calcare dalla Italcementi fino agli anni settanta, e poi è stato circondato di palazzoni fino ad oggi,

Circondato è un delicato eufemismo. Moltissime tombe son finite sotto i palazzi. Moltissime altre, formalmente non toccate, sono però diventate parte integrante delle pareti dei garage. Diciamo così: se le volete vedere magari è possibile. Basta citofonare, farsi aprire e andare nei cortili. Sempre se ci abita qualcuno che conoscete.

Adesso c’è una lotta a colpi di carte bollate che contrappone la Regione Sardegna, (che vuole impedire altre costruzioni tutto intorno) ed il Comune di Cagliari ed una grande impresa di costruzioni che hanno invece un accordo formale per costruire.
Parecchie sentenze di diversi tribunali hanno dato ragione all’impresa di costruzioni. Formalmente, e legalmente, secondo quelle sentenze può costruire.
Molto si è scritto e moltissimo si è spiegato, per cercar di far capire se le nuove costruzioni rispetterebbero l’area archeologica (come dicono Comune e impresa) o se ne cambierebbero irrimediabilmente il paesaggio.

Le immagini del programma girate semplicemente con una passeggiata sul colle spiegano molto di più. Cioè si vede tutto il colle circondato di palazzi anonimi. Si vedono le tombe ed il cemento e le cave, si vede fino a dove arriverebbero i nuovi palazzi.

L’unico piccolo appunto, è forse non l’hanno vista proprio in tanti.
Dato che la tramissione è andata in onda alle sette e mezza di mattina.

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Ministeri “per” o ministeri “contro”?

18 Ottobre 2008 3 commenti

Il Ministero per l’ambiente è contrario al piano europeo per la riduzione delle emissioni.

Io capisco che possa fare storie il ministro di qualche altra cosa, ma sembra strano che a contestare la difesa della natura sia proprio la ministra preposta.

Voglio dire: quando si dice ministro "per" qualcosa, si dà per scontato che con la carica ci si assuma anche una posizione di parte. Come se si fosse l’avvocato di quella cosa.

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Caminetti fantasiosi

16 Ottobre 2008 5 commenti

Dalle mie parti (vecchio borgo agricolo inglobato dalla città), il combustibile dei caminetti è di natura estremamente fantasiosa. La legna certamente esiste, ma si vede che sarebbe noioso usare solo quella. Quindi quando cala la temperatura, se arriva una zaffata di odor di fumo, si può tirare a indovinare di cosa sia, esattamente. Per dirne una, se si bruciano ciocchi di eucalipto si sente a colpo sicuro, e in una strada vicina c’era qualcuno (chissà chi) che accendeva il fuoco con legno di ginepro, e profumava tutto un isolato. Ma di solito non va così bene. Ad esempio è uso comune mettere nel camino la potatura della vigna, che non è che profumi granché. Qualcuno poi, ogni tanto, invece di far la raccolta differenziata brucia giornali vecchi e cartoni. Si capisce facilmente: oltre alla prova olfattiva ci sono i fiocchi di cenere che fa la carta, riscendono con un classico effetto "Pompei prima della lava".
Ma capita anche di sentire puzze inenarrabili, che fanno sospettare una fine ingloriosa di vecchie poltrone, e tavoli e sedie d’annata. Oltre un certo livello di tanfo si passa a temere combustibili ancora più fantasiosi, tipo scarponi militari congedati con disonore e scarpe da ginnastica defunte.
Infine, e qui si sconfina nel puro gusto del rischio, a volte si sentono odori di combustioni plasticose. Come se nei camini fossero finiti piatti e bicchieri usa e getta, flaconi di plastica e pezzi di polistirolo. Qualche volta ho pure il dubbio che si alimentino le stufe con vecchi mobili in fòrmica.Tutta roba ad alto potere calorico, per carità, ma forse appena appena diossinica.

L’importante è che queste zaffate non arrivino quando si accende la moto. Capite che se la sonda lambda sente qualcosa del genere, come minimo fa partire la procedura d’emergenza di autodistruzione.

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