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Archivio per la categoria ‘Società’

Prove pratiche di società multietnica

29 Maggio 2009 6 commenti

Cagliari, semaforo di piazza San benedetto. Due signore sul biondo spinto, a piedi, son ferme alle strisce pedonali. Chiacchierano fitto fitto in una qualche lingua slava. O almeno credo: tiro a indovinare sommando i suoni all’aspetto. Per quello che potevo capire io poteva pure essere marziano. Quando scatta il verde una delle due è tanto infervorata che non ci bada proprio.
Allora l’altra smette un attimo di ciaciarrare, le mostra platealmente il semaforo.
E le dice una sola parola. Monosillaba.
-Ajò!-
(col dittongo casteddajo)
Da qualche parte, nel cielo dei miti, i quattro mori facevano la ola.

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premio follia stradale dell’anno

27 Maggio 2009 4 commenti

Con la presente si istituisce il premio follia stradale dell’anno.
Il premio, secondo logica dovrebbe consistere in un arresto e un processo per direttissima, ma purtroppo in assenza di documentazione di solito non viene consegnato a esseri che indubbiamente se lo meriterebbero e anzi ne avrebbero urgente bisogno.
Tutti i visitatori sono invitati a scrivere i casi a cui hanno assistito, con la precisazione che accetteremo solo quelli che non hanno avuto conseguenze tragiche. Questo per un limite personale di tolleranza emotiva a certe storie.
I casi che sottopongo alla giuria, costituita da tutti i visitatori, sono due e sono avvenuti fra sabato e lunedì scorsi, praticamente nella stessa strada.
Non dubito quindi che allargando il raggio di indagine, nel tempo e nello spazio, si possa scoprire che accade ben di più e ben di peggio. Pure, considerando questi due casi, risulta difficile immaginare cosa possa superarli.

Caso uno:
Uomo adulto alla guida di scooter Bmw, quello chiuso da una specie di rollbar, e che quindi si guida senza casco ma con le cinture.
Il tipo le cinture non aveva, e guidava solo con la mano destra. Quindi rinunciava in partenza all’uso di uno dei freni.
Ma il bello è che con l’altra mano teneva in modo terribilmente precario un neonato di circa tre mesi.

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dopo il quiz, il premio

14 Febbraio 2009 22 commenti

Eccolo qui il premio per le risposte esatte al quiz.

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Quiz per Alessio, per tere e per tutti i fissati

13 Febbraio 2009 11 commenti
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Brandinvasion

13 Febbraio 2009 18 commenti

A un semaforo mi sono fermato a fianco a una Smart bianca e rosa come una caramella. Tutta decorata con faccine di Hello Kitty. Dentro c’era una tipa sui venticinque, bionda bionda tutta truccata in toni di rosa. Con le codette. Vestita di rosa e bianco. Con una giacca con faccine di Hello Kitty. Con occhiali da sole rosa con brillantini di Hello Kitty. Con un fermacapelli bianco e rosa di Hello Kitty. Dentro la Smart, non sono sicuro, ma temo di aver visto un quadernone di appunti con faccina di Hello Kitty, e una borsetta rosa glitter di Hello Kitty. Di certo dal retrovisore pendeva una faccina gommosa di Hello Kitty.
Le scarpe non le ho viste, ma ho dei sospetti sul colore e le decorazioni. E ho l’orribile timore che in quella sfortunata ragazza l’hellokittynvasion non si fosse fermata al primo strato di abbigliamento, ma fosse arrivata fino alle calze e al resto.

Insomma sono andato via molto turbato.
Sulla mia Ducati nera e rossa. Con la mia giacca Ducati corse nera. Il mio zainetto Ducati corse nero e rosso. Con dentro il portachiavi gommoso con scritto Desmosedici.
Le mutande Ducati, lo ammetto, non le ho trovate.

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La triste fine delle batterie

9 Febbraio 2009 18 commenti

Una delle belle cose del progresso è avere un sacco di fantastici apparecchi portatili che sanno fare di tutto. Tipo sapere in ogni momento dove siamo, dove stiamo andando, a che velocità, cosa c’è o ci sarebbe a cinquanta metri o a cinquecento chilometri da noi e anche dove andarci. E poi ovviamente sanno farci parlare con chiunque, farci ascoltare o vedere qualsiasi cosa, via così.
Cose che se ce le avessero dette solo venti anni fa le avremo prese per bei sogni irrealizzabili.
La cosa brutta, è che tutti questi apparecchi farebbero tutte queste cose, se le batterie funzionassero.
Perché è provato, che le batterie sono sempre un pelino meno potenti e meno durature del necessario e dell’indispensabile, e sanno malignamente come piantarci a metà.
Del tutto inutile leggere nelle istruzioni per quanto dovrebbero durare. Perché in piccolo in piccolo c’è scritto che la durata massima è riferita alle batterie nuove, con l’apparecchio in stand by soporifero, senza l’hard disck che gira, senza motivi di turbamento emotivo, al livello del mare e con un’orchestra tzigana che suona la ninna nanna.
Non serve neppure a nulla fare i precisini, e calcolare esattamente quanto durano in condizioni standard, perché le malignette conoscono mille trucchi per fregarci.
Ad esempio basta che faccia freddo e loro entrano in sciopero molto prima.
Oltretutto, poverelle, hanno pure un periodo di vita definito, fatto di cicli di scarica e ricarica. E a un certo punto entrano in fase di anzianità, e si stancano molto prima. Si rattristano, non ce la fanno più, mandano strazianti biiip di stanchezza appena si accende il computer o il telefonino.
A quel punto non è neppure più colpa loro.
Sono stanche, ecco tutto.
Come dire,diventano abbatterie.

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Eau de fromage

15 Gennaio 2009 46 commenti

Giuro che è vero. Ieri slacciando il guinzaglio alla mia cagnolina sono stato colpito dalla certezza che le fosse arrivata una otite fulminante. Chi ha avuto un cane predisposto a questa malattia (quelli con le orecchie basse e a pelo folto, di solito) sa di cosa parlo. Prima ancora che arrivino gli altri sintomi, dalle orecchie del malcapitato quattrozampe viene un odore fetente che annuncia a gran voce che bisogna correre dal veterinario prima che la situazione degeneri.
Però a un controllo più accurato non mi tornava.
L’odoraccio non veniva né dall’orecchia sinistra né da quella destra. Ma un poco più giù. E che poteva essere? Che le fosse venuta una infezione al collo? Rapido controllo senza collare. Macché, tutto a posto.
Come diceva Sherlock Holmes, scartate le cose impossibili quella che resta è quella giusta. Accurato controllo al collare allora. Bene, subito dietro la fibbia c’era un piccolissimo indescrivibile avanzo di formaggio molle, suppongo gorgonzola.
A questo punto ci sono diverse ipotesi.
La prima, logica, è che io o la consorte, facendo il classico giochino del lancio della ghiottoneria alla cagnetta, per far acchiappare il bocconcino al volo, abbiamo fortuitamente colpito il collare.
Ci vuole una cagnetta particolarmente goffa, che manchi clamorosamente la presa e faccia snap a vuoto, e la nostra è abbastanza così.
Ci vuole un lanciatore abbastanza impedito, e una buona dose di fatalità. Anche per questo a casa siamo ben messi.

Ma c’è un’altra ipotesi. E cioè che i concetti di profumo seducente, eau de cologne e deodorante per un cane medio siano molto diversi dai nostri. E quindi che la cagnetta abbia agito coscientemente, con la stessa determinazione che spinge una femmina della specie umana a usare Chanel N.5.

Sto pensando se la cosa possa avere uno sviluppo commerciale.
Potrei chiamarla eau de fromage.

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innovazione turistica

12 Gennaio 2009 20 commenti

voglio brevettare un tipo innovativo di struttura di ricezione turistica.

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Un dubbio

9 Gennaio 2009 19 commenti
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La vendetta del gamberone

5 Gennaio 2009 30 commenti

Le cose belle, ma veramente belle, e le cose buone, ma veramente buone, hanno una controindicazione fondamentale. Quando qualcosa non va bene, quando ci deludono lo fanno alla grande. In modo strepitoso, con grande dedizione. Vale per i luoghi, per le persone, e anche (lo avrete capito dal titolo) per le prelibatezze. Difficile che profiterol o caviale siano così così. O sono strepitosi, da orgasmo delle papille, o faranno onestamente senso.
Ma nulla, posso dirlo per sofferta esperienza capodannica, può stare alla pari con le vette e gli abissi del gusto che possono raggiungere i gamberoni freschi. Quelli che per comprarli ci vuole un mutuo, per mangiarli ci vuole un tovagliolo gigante, e per deodorare la casa dopo averli cotti ci vuole una settimana.

Quando son buoni, sono qualcosa di divino, da applauso, suscitano nel senso del gusto sensazioni da sindrome di Stendhal. Da chiedersi come possano essere possibili simili sinfonie di sapori.
Tanto che, è opinione comune, non ci sia nulla che possa accompagnarli.
Una volta avevo appunto suscitato un vespaio fra amici buongustai o semplicemente golosi, o mangioni, con questa semplice domanda: che contorno ci vuole con i gamberoni alla griglia?"
La risposta più diffusa è stata "Altri gamberoni" la seconda "Ma sei scemo? Che bisogno c’è di aggiungere qualcos’altro?"

Ma appunto, tutto questo vale solo se il gamberone è perfetto.
Se qualcosa va storto, se non è stra-iper-fanta-fresco, bellissimo, strepitoso, allora risce a raggiungere risultati incredibili nell’altro senso.
Fa schifo oltre ogni immaginazione. Magari non ha neppure cattivo odore, nessun segnale evidente. Ma come tocca la lingua vi lancia un segnale inequivocabile. Un sapore persistente, feroce, orribile, roba che non pensavate che potesse esistere in natura. Capace di raggiungere ogni singola papilla per disgustarla singolarmente e con grande attenzione. E quando pensate che non ci possa essere nulla di simile che non comporti dolore fisico, e sputate, viene il bello.
Perché il retrogusto è peggio, indicibilmente peggio. Sembra di aver masticato un pezzo di polistirolo di una cassetta da pesce dimenticata sugli scogli per quindici giorni, e lavata malamente.
Un gusto di mare guasto, di rete da pesca, di vim clorex blu in polvere, deposito carburanti per traghetto, alghe putrefatte e falciatura d’erba marcia. Tappa il naso e fa lacrimare gli occhi.

Acqua, pane, limone a morsi, dentifricio. Nulla riesce a domare un saporaccio così.
Comunque non facciamola troppo tragica: in venti minuti di abluzioni frenetiche il peggio passa, anche se il senso del gusto resta totalmente anestetizzato per le due, tre ore successive.
Insomma, una gran prova di personalità da parte dei gamberoni.

Questo sì che è un adattamento evolutivo che funziona. Capite, mica lè facile trovare di nuovo il coraggio di provare a riassaggiarli.

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